Jore

 

Quest’oggi vogliamo proporvi una semplice passeggiatina che vi porterà via complessivamente poco più di un’oretta: se in un pomeriggio soleggiato non saprete che fare, e siete in vacanza a Falcade, ridente località dolomitica, senza indugio dirigetevi a Jore (m. 1456), una bellissima chiesetta in mezzo al bosco.

Da Falcade è necessario raggiungere la graziosa frazione di Sappade, cui si perviene transitando o per l’abitato di Marmolada, Sappadeoppure per quello di Valt (con strada angusta e stretta), altrimenti per quello di Caviola: giunti al cartello col nome del villaggio, dirigetevi a destra e guadagnate il parcheggio poco oltre; lasciata la vostra autovettura, continuate per la strada asfaltata, passate davanti alla bella chiesetta seicentesca e continuate in salita fino a pervenire al limitare del bosco.

Da qui si dipartono due sentieri, uno a destra che solca verdeggianti prati, ed un altro che s’inoltra ripido tra gli abeti: noi imbocchiamo quest’ultimo (segnavia 692 - direzione col Becher) eSentiero 692 camminiamo in costante e decisa salita stretti in un solco tra due catene d’alberi; dopo poco meno di dieci minuti il panorama si apre sull’abitato di Sappade, colto alle spalle; vediamo anche molto bene le cime d’Auta (m. 2624), che incorniciano la nostra visuale, e il col Becher (m. 2444) che, seguendo questa stessa mulattiera, potremmo raggiungere con una lunga ed estenuante escursione.

Il tratturo, dopo un tratto pianeggiante, riprende a salire, ma con una pendenza moderata (diremmo facile); al termine della nostra ascesa, troviamo il Crocifisso, cui molti pellegrini rivolgono le loro Mont Alt de Pelsapreghiere: da qui, il percorso diviene assolutamente facilissimo, non riservando più pendenze difficili; superati un paio di ponticelli in legno, lasciataci alle spalle la deviazione per il già citato Col Becher e quella per discendere alla frazione di Tegosa, il panorama si apre tra i pini e gli abeti e ci svela il verde Col di Frena (m. 1609) e, più dietro, il Mont Alt de Pelsa (m. 2417).

Dopo poco, una rustica fontana ci indica che siamo proprio quasiJore arrivati; cinque minuti ancora di camminata e si scorge già l’iscrizione che ci da il benvenuto in questo luogo sconosciuto ai più: un tempo questo era un antico insediamento, sorto probabilmente nel XVIII secolo in seguito ad un incendio che divorò alcune tra le case di Sappade; la bella chiesetta, edificata nel 1858, è dedicata all’Immacolata Concezione e pare che fosse meta di neo-genitori che solevano recarsi qui per affidare i propri figli alla Vergine, per assicurarsi per loro una sana e robusta crescita.

L’abitato di Jore dunque, oltre al luogo sacro, constava di una casetta e di un fienile: fino all’inizio del XX secolo vide un nucleo ivi Jorestabilmente residente, ma successivamente la famiglia preferì rimanervi solo d’estate, forse per l’eccessiva distanza dal borgo principale di Falcade; nel 1944 fu base di un insediamento di resistenti contro le truppe tedesche: i partigiani, certi di essere al sicuro, rimasero qui molto poco, poichè nel novembre 1944 le SS arrivarono e distrussero tutto, dando alle fiamme case e chiesa, che però miracolosamente si salvò.

Dopo l’incendio, il sito conobbe uno stato di abbandono abbastanzaJore grave, non essendoci più nessuno che si occupava della sua manutenzione;  dopo però la ristrutturazione della chiesetta, avvenuto nel 1977 ad opera del Circolo culturale della Valle del Biois, negli ultimi quindici anni si è provveduto a ridonare alla piccolissima frazione il suo antico splendore, anche grazie a fondi privati: oggi si può ammirare Jore quasi come doveva essere ai tempi in cui era stabilmente abitata, e si può quindi assaporare un pezzettino di vita d’altri tempi…

Visitata la chiesetta dai vividi affreschi (nella quale comunque non Joreè possibile entrare), ci si può sedere sulla bella panchina ad ammirare il panorama circostante: ahimè il paesaggio non è di amplissimo respiro, in quanto parzialmente coperto dalle colline circostanti, sui cui pendii sorgono i paesi della valle; è comunque un luogo molto tranquillo, dove raramente s’incontrano altri escursionisti: dunque la pace e il relax sono assicurati.

Da qui si prosegue oltre i prati, lasciandosi alle spalle il piccolo villaggio; arrivati al capitello di San Rocco Pellegrino, si discende in mezzo al bosco più intuitivamente che seguendo una tracciaFontana evidente: in ogni caso, dopo qualche curva tra larici e pini, scorgerete senz’altro il sentiero e da lì, siamo certi, non lo perderete più. Oltrepassato il tratturo per Tegosa (lo stesso che si era incontrato nella prima parte della gita, ma in posizione di maggiore altitudine), troverete una bella fontana: ecco il segnale che state per riaddentrarvi nel fitto bosco!

La via procede in facilissima pendenza, con qualche scorcio verso Cime d'Autale già viste Cime d’Auta, fino a ritornare in vista dell’abitato di Sappade: un ultimo Crocifisso in mezzo agli abeti ci fa capire che il bosco sta ormai per terminare e il panorama si apre amplissimo su tutte le montagne della Valle del Biois: di nuovo il Mont Alt de Pelsa (m. 2417), poi Cime Pape (m. 2503), Palmina (m. 2033), il CimonPanorama verso Cime Pape della Stia (m. 2391) e l’imponente trinità del Focobon (m. 3054) e il Mulaz (m. 2906). Una sosta ristoratrice sulla bella panchina ci consente di ammirare tutto questo, respirando un’arietta frizzante, magari rivolgendo qualche preghiera all’ultimo dei Crocifissi che s’incontrano in questa semplice ma deliziosa passeggiata.

Infatti, ancora una cinquantina di metri e si ritornerà a Sappade, di cui già si scorgono i tetti: avremo compiuto un giro ad anello, essendo ritornati proprio dal sentiero che avevamo visto nel momento in cui abbiamo iniziato la nostra mini-escursione.

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