Castello di Pandino

 

In un piccolo paesino in provincia di Cremona, in Lombardia, si trova uno delle residenze fortificate meglio conservate dell’intera zona: stiamo parlando del castello di Pandino che, assieme alla non lontana rocca di Soncino, rappresenta uno degli esempi più alti di questo genere di architettura tardo-medievale.

Totalmente in mattoni, fu fatto edificare dal signore di Milano, Facciata sudBernabò Visconti e dalla moglie Regina della Scala, tra il 1364 e il 1361 con la funzione di casino di caccia: all’epoca infatti, tutt’intorno non vi erano altro che boschi, e il tragitto dalla capitale del ducato non era poi così lungo; inoltre, durante i periodi di pestilenze e carestie, questa dimora era l’ideale per sfuggire al contagio, così isolata da ogni altra forma di vita. Non riuscì peròPortone d'ingresso Bernabò a scappare dal nipote Gian Galeazzo: dopo aver finto grande rispetto per la sua politica e per la sua figura, con un abile colpo di mano lo imprigionò e, nel 1387, ne usurpò il titolo: conseguentemente il castello e tutti i possedimenti passarono in sua proprietà, fino alla morte, avvenuta nel 1402, data in cui molte città iniziarono la loro ribellione contro il potere centrale; addirittura la famiglia locale dei Benzoni si autoproclamò signora di Pandino e acquisì il fortilizio.

Tale situazione precaria continuò sino al 1423 quando il secondogenito di Gian Galeazzo, Filippo Maria Visconti, riuscì a Torre sud-estrimettere insieme i cocci del ducato e si riappropriò del territorio cremasco: dopo essere stato dato in feudo ai Sanseverino, venne concesso in contea, nel 1469, a Ludovico il Moro, uno dei figli del neo-duca Francesco Sforza, succeduto a Filippo dopo averne sposato la figlia Bianca Maria e aver sconfitto l’Aurea Repubblica Ambrosiana (creata alla morte del vecchio duca, deceduto senza figli maschi legittimi). Negli anni successivi, la roccaforte conobbe prima altri diversi feudatari, poi fu venduto e passò di proprietario in proprietario, fino ad arrivare sotto l’amministrazione comunale nel secondoPorticato dopoguerra. In tutti questi decenni e secoli, l’aspetto del castello non variò moltissimo; come abbiamo già accennato, venne inizialmente edificato come casino di caccia e pertanto non furono quindi previste, all’origine, delle imponenti fortificazioni, però aggiunte poco dopo: la vicinanza con la Serenissima non lasciava totalmente tranquilli i signori di Milano!

Ma entriamo a vedere cosa ci offre questo fortilizio!
Dopo aver lasciato la vostra autovettura al parcheggio gratuito adiacente la costruzione, in due passi sarete all’ingresso principale: una breve nota su un pannello vi introdurrà subito all’ambiente che state per visitare…e allora varchiamo la soglia!

Ci si ritroverà catapultati subito nel cortile, con un porticato che corre tutt’intorno (da notare gli archi a sesto acuto): delle quattro Cortiletorri angolari originarie, ne sopravvivono ahimè soltanto due e sono visibili sul lato destro; sul lato sinistro, le stanze del pianterreno sono state adibite alle funzioni comunali, mentre proprio di fianco all’entrata, sempre a sinistra, troverete la biblioteca: sarà necessario rivolgersi qui per una visita guidata.

A proposito di tour! Quello che abbiamo fatto noi (obbligatoriaPortico la guida: da soli non è concesso avventurarsi) è partito proprio dall’aia, e si è dapprima snodato lungo il porticato: è interessante notare che, originariamente, tutti i muri, interni ed esterni, erano dipinti con vividi colori e figure geometriche, di cui purtroppo, a causa degli eventi atmosferici non resta quasi più nulla…Sono Dipintiandate anche quasi totalmente perdute due raffigurazioni di S. Antonio abate (invocato contro le epidemie) e San Cristoforo (protettore dei viandanti e dei pellegrini) a causa degli arconi di rinforzo per la struttura, che già nel corso del ‘400 dava segni di instabilità. Per fortuna, durante la nostra passeggiata avremo modo di ammirare ciò che invece si è salvato!

Dicevamo: dopo aver camminato lungo le gallerie, (ed aver ammirato tutto il lato est, originariamente adibito a sala perTorre nord-est banchetti per i nobili) ci si può soffermare al secondo ingresso del castello; ecco che qui si può notare come fu fatta la fortificazione, successiva all’iniziale costruzione: strette feritoie indicano che quello era il punto in cui si appostavano gli arcieri durante gli assedi per scagliare le loro frecce (sono visibili, in questo particolare punto anche delle finestre che furono murate)…C’è da dire che mai qui si combatterono feroci battaglie per la resistenza: quando arrivarono gli invasori veneziani, furono tranquillamente lasciati entrare (per pochi anni infatti, tra il 1446-48 e il 1500-09 il dominio Porticatoducale fu interrotto), segno che, tutto sommato, questo possedimento non era poi di primaria importanza! Da segnalare che, invece, poco lontano da qui, si svolse la famosa battaglia di Agnadello (1509), che vide contrapposti i soldati della Serenissima contro i francesi: con la vittoria di questi ultimi, la Repubblica vide sfumare le sue mire espansionistiche sul resto del nord Italia.

La visita guidata prosegue all’interno delle sale al piano terra:Biscione visconteo decorazioni geometriche sulle pareti si susseguono, ed i motivi principali sono il biscione, simbolo dei Visconti, e la scala, stemma di Regina della Scala; guadagnato successivamente il primo piano, ci si troverà nel loggione, dove, in un punto specifico, è possibile notare i magnifici colori originari delle pitture geometriche, conservatisi così bene a causa del fatto che furono Motici decorativicoperti per molti anni da un altro dipinto (possiamo così comprendere come dovevano apparire dapprincipio le mura). Tra le stanze del piano superiore, non si può non citare quella in cui si riunisce il consiglio comunale, dove si può osservare lo stemma della scala tornare in superficie, per un fenomeno naturale di erosione del colore, dopo che fu coperto da quello dello scudo dei SavoiaSala delle mostre (infatti, Filippo Maria fece modificare lo stemma della moglie di Bernabò con quello della sua seconda consorte, Maria di Savoia), e la sala adibita alle mostre temporanee che vanta, su due lati,  una raffigurazione di un porticato visto in profondità, con un inusuale e ingegnoso effetto prospettico di sfondamento della parete.

Dal momento che molti ambienti del castello, negli ultimi decenni, furono affittati a famiglie oppure furono adibiti a dormitorio per Recupero degli interniscolaresche, si dovette intervenire prontamente per un restauro mirato e urgente: non troverete logicamente nessuna mobilia d’epoca e nessuna ricostruzione delle stanze originarie, ma solo i decori che stanno pian piano rivedendo la luce dopo anni d’oblio…la strada è ancora lunga, ma visto l’impegno del comune siamo certi che il castello ritroverà in toto il suo antico splendore, anche internamente!

Per visitare in settimana la roccaforte è necessario prenotare in anticipo, contattando la biblioteca; la domenica invece, ogni ora circa, vengono organizzati tour direttamente in loco, al prezzo di 3 euro: possiamo senz’altro affermare che sono decisamente ben spesi.

 

Links utili:

http://www.comune.pandino.cr.it/sottocategoria.asp?Id=35 qui troverete le informazioni riguardo ai costi per una visita ed i numeri per contattare la Biblioteca Comunale per le prenotazioni

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