Chateau de Versailles

 

Solo dopo aver letto il titolo di quest’articolo, vi sarete detti che era inutile proseguire, dal momento che si possono trovare migliaia di guide (tradizionali ed online) che parlano e raccontano di questo meraviglioso e famosissimo chateau: ma anche noi vogliamo aggiungerci, sperando magari di potervi dare qualche spunto in più per la vostra visita.

Se alloggiate a Parigi, potete prendere la RER C (direzione Versailles Rive Gauche: fate attenzione però a salire sul treno giusto: non Chateau de Versaillestutti si recano lì) da una delle innumerevoli stazioni, che si trovano nei punti più importanti della città (Tour Eiffel, Musee d’Orsay, Les Invalides, St. Michel Notre Dame, etc): in più o meno mezz’ora giungerete al capolinea, dal quale ci vorranno altri dieci minuti circa per raggiungere lo Chateau (ci sono le indicazioni, ma in ogni caso, appena fuori dall’edificio, girate a destra lungo il viale: al primo incrocio, la reggia si presenterà maestosa alla vostra sinistra).

Appena arrivati all’ingresso, ci sarà senz’altro da fare la fila perPetit Trianon acquistare i ticket (a meno che già non li abbiate: si possono comprare anche alla FNAC di Parigi in giorni differenti da quelli del tour), e dovrete sceglierne la tipologia: vi consigliamo il pass-par-tout che vi consentirà di visitare le stanze aperte al pubblico del palazzo, i giardini e i castelli del Trianon (Petit e Grand), oltre al villaggio di Maria Antonietta.
L’affluenza qui è sempre tantissima: il nostro consiglio è di recarsi presto all’apertura (che di solito, salvo eccezioni è alle 9), e Chateau de Versaillesmagari, se possibile, in un giorno della settimana (non di lunedì! E’ chiuso): così avrete modo di potervi soffermare anche un po’ negli ambienti, per gustare con maggior tranquillità la magnificenza e lo splendore di questa residenza (e anche di ascoltare le spiegazioni dell’audioguida, che potrete noleggiare gratuitamente, inclusa nel prezzo), senza che veniate spinti e strattonati dalla folla.

Appena entrati, potrete ammirare la cappella reale, dedicata a St.Cappella Reale Louis ed iniziata nel 1700 da Jules Hardouin-Mansart (ed inaugurata nel 1710 dal suo successore, Robert De Cotte) disposta su due livelli: il piano terra era riservato alla corte mentre quello superiore alla famiglia reale; Luigi XIV assisteva qui tutti i giorni alla messa e, da grande amante della musica, introdusse un’orchestra affinchè potesse cantare le melodie religiose; gli stupendi affreschi sulla volta sono opera del grande pittore Jean Jouvenet, mentre la luminosa pietra bianca proviene dalle cave di Creteil.

Saliti al primo piano tramite una non agevolissima scala a chiocciola, si arriva dunque al vestibolo e al Salone di Ercole (con decorazioni di Robert De Cotte e quadri del Veronese), che immette subito al Salone dell’Abbondanza (le cui pareti sono tappezzate di velluto verde di Genova, da dove spicca un ritratto del Gran Salone dell'AbbondanzaDelfino, figlio di Luigi XIV) il primo dei sei vani del Grande Appartamento dove il re vi riceveva la corte: dal momento che l’ingresso al castello era libero, era sempre molto frequentato da persone che desideravano mettersi in mostra agli occhi del sovrano, o anche semplicemente da curiosi! In successione, troviamo il Salone di Venere (caratterizzato da un’immagine  della dea nell’ovale centrale del soffitto, mentre le belle vedute prospettiche sono di Jacques Rousseau) e l’importante Salone d’Apollo, che fungeva da “Sala del Trono”, e pertanto particolarmente curato: abbiamo un dipinto di Luigi XVI con l’abito dell’incoronazione e un affresco del carro del sole (chiara allusione al potere monarchico).

Dopo aver attraversato il Salone Di Marte (adibito a Sala delle Guardie), si arriva al Salone della Guerra, dove campeggia un enorme medaglione di stucco, raffigurante il re Sole “eroico”: aGalleria degli specchi cavallo, i riccioli gli ricadono sulle spalle e con la mano destra tiene il bastone del comando, mentre sopra di esso, due figure femminili alate, una con la tromba ed una con la corona d’alloro, rappresentano la Fama che lo esalta. Da qui, entreremo nella celeberrima Galleria degli Specchi, un tripudio di sfarzo e bellezza: edificata in dieci anni a partire dal 1689 al posto della terrazza scoperta che collegava il padiglione settentrionale a quello meridionale, misura 73m di lunghezza e 10,5 di larghezza e si compone di diciassette finestre arcuate prospicienti il giardino, cui fanno riscontro altrettante finte porte decorate di specchi (da quattro di queste, vere invece, si accede all’Appartamento del Re).
Come già accennato poco sopra, la reggia era aperta a chiunque e Galleria degli Specchia maggior ragione questo corridoio, che brulicava di visitatori: addirittura veniva solcata quotidianamente da mucche, asini e capre che portavano latte freschissimo alle figlie di re Luigi XV! In questo luogo venivano date feste, balli, ricevimenti sfarzosi (anche di nozze), nonchè cerimonie ufficiali: la bellezza dell’insieme fu gloria della Francia in tutto il mondo (ammiriamo ancora oggi gli splendidi lampadari in cristallo di Boemia e i candelabri in legno dorato).

Dopo aver percorso questo magnifico ambiente, arriverete al Salone Della Pace, situato all’angolo sud-occidentale, molto simile a quelloSalone della Pace della Guerra: da qui si entra nell’Appartamento della Regina, composto da un vestibolo, dall’anticamera e dalla stanza da letto: un baldacchino drappeggiato ci ricorda l’importanza di questo vano, spesso (come tutto il resto del palazzo) frequentato da moltissimi cortigiani; in questa camera venivano alla luce i “figli di Francia”: un’antica usanza, voleva infatti che la sovrana partorisse in pubblico e, in quei momenti, la ressa che assisteva all’evento raddoppiava o anche triplicava, non consentendo privacy alcuna alla povera partoriente.
L’Appartamento del Re invece (prospiciente i giardini prima della Camera da letto della Reinacostruzione della Galleria degli Specchi) era composto dal “Salone dell’Occhio di Bue” (così conosciuta per l’apertura ovale nel fregio della volta), dalla camera da letto vera e propria e dalla Sala del Consiglio, ove i monarchi amavano esporre i pezzi più belli e pregiati delle proprie collezioni personali.
La visita continua negli Appartamenti del Delfino, e nelle stanze delle “figlie di Francia”, purtroppo prive degli arredamenti originali, dispersi durante la rivoluzione.

Finito il tour all’interno della reggia…avrete ancora un sacco di cose da vedere! Camminando lungo i viali degli sterminati giardini, potrete arrivare a due palazzi più piccoli, gli Chateaux de Trianon,Petit Trianon uno più bello dell’altro, piccoli capolavori dell’arte italiana e neoclassica: la vostra visita a Versailles non può assolutamente prescindere da un sopralluogo in queste due dimore! Per arrivarci, visto che la distanza dalla reggia non è piccolissima (almeno mezz’oretta), si può anche usufruire del Petit Train, un servizio navetta (a pagamento) espletato su piccoli trenini turistici: la fermata si trova, guardando il Grand Canal, sull’estrema destra del Grand Trianoncastello; anche qui è possibile trovare lunghe code di turisti, perciò magari vi capiterà di dover aspettare con pazienza il vostro turno. Sia che siate giunti a piedi o con l’ausilio di altri mezzi, non potrete certo sentirvi stanchi perchè la visita al Petit Trianon merita tutte le vostre forze; magari potrete anche riposarvi un attimo fuori dall’ingresso, se sarete arrivati troppo presto: la dimora apre infatti alle 12 (come anche il Grand Trianon).

Cominciato nel 1762 per volere di re Luigi XV e completato nel 1768, fu inizialmente occupato dalla favorita del re, la duchessa DuTempio dell'Amore Barry; sebbene il nome di Petit Trianon sia indissolubilmente legato a Maria Antonietta, che qui vi abitò per lungo tempo, felice e lontana dal caos della reggia, in realtà questa magnifica residenza rispecchia il gusto di un’altra celebre donna del settecento, Madame de Pompadour, per la quale fu inizialmente concepita: la sua prematura morte, avvenuta prima della fine dei lavori, non le Belvedere del Petit Trianonconsentì di soggiornare in quel palazzo che così fortemente desiderò e che l’architetto Gabriel (uno dei più famosi del tempo) si sforzò di plasmare sulle sue idee. Lo stile neoclassico si contrappone allo sfarzo della corte, la semplicità degli arredi ai drappi e ai broccati, il bianco e i delicati colori pastello al rosso e all’oro che abbondavano a Versailles: non stupisce che Maria Antonietta, così insofferente all’etichetta, amasse incondizionatamente questo luogo, che eresse a suo rifugio, dove si accedeva solo con suo invito personale; quiPadiglione francese del Petit Trianon era solita dare feste e rappresentazioni teatrali per pochi eletti (che le costarono l’inimicizia della restante nobiltà, che le fu sempre fieramente avversa) e cercava di vivere la sua esistenza con semplicità (una semplicità che fu sempre comunque agiata), ed arrivò anche a far costruire un piccolo villaggio (l’hameau), comprendente per esempio una pescheria, una latteria, dove si diceva che si divertisse ad interpretare la parte dell’”operaia” (e questo, sebbene non vero, fece invece infuriare la popolazione, che conduceva realmente una vita di stenti).

Fece rimpiazzare le serre di Luigi XV con un bel parco all’inglese, Salone della musicache riteneva essere più conforme alla sua idea di verde: possiamo quindi trovare una grotta, un laghetto e altri elementi tipici di questo stile; passeggiando per i giardini, rimarremo stupiti dalla loro bellezza e dagli splendidi colori: il “tempio dell’amore” sorge su di una collinetta verso est e da qui il panorama sulla residenza è veramente suggestiva; camminando ancora, si raggiunge ilPetit Trianon “belvedere”, ossia il “salone della musica”, posto sulla riva di uno degli specchi d’acqua artificiali, mentre si potrà poi accedere anche al “teatro”, per poi proseguire fino al “padiglione francese”(costruito nel 1750 per Luigi XV, con funzione di cucina e refettorio) da dove si domina l’ala ovest del Petit Trianon.

La visita interna è altrettanto gradevole: al primo piano si Petit Trianonsusseguono le stanze, per le quali fu cercata una soluzione che permettesse di illuminarle tutte con una bella luce esterna; il tour comprende anche la camera che fu della regina e il salotto dove riceveva i suoi amici; al piano terra, non mancano le cucine e i lunghi corridoi: è anche stata allestita una stanza con dei computer dove è possibile sedersi e, con l’ausilio di cuffie, utilizzare un programma iterattivo che consente di scoprire in maniera più approfondita la storia di questa dimora.

Poco distante, possiamo scoprire un altro dei gioielli di Versailles, ilGrand Trianon Grand Trianon: voluto dal re Sole per sfuggire ai doveri di corte, fu edificato, a partire dal 1668 al posto di un piccolo villaggio (raso al suolo), ed inizialmente rivestito da ceramiche bianche e blu di Delft (a quel tempo la Cina andava molto di moda e Luigi XIV non rimase certo indietro!) e per tale motivo si meritò il nome di “Trianon di porcellana”; dopo qualche anno però, già stanco di tali Peristilio del Grand Trianondecorazioni, il sovrano si era stufato della sua creazione e lo lasciò in stato d’abbandono, salvo poi riabilitarlo tramite lavori di restauro che portarono ad un nuovo rivestimento, questa volta di marmo, che si conserva tutt’ora; i due cicli di vita si identificano con le due amanti che lo abitarono: l’iraconda, volubile e intrigante Madame de Montespan prima e successivamente la dolce e protettiva Madame de Maintenon (che poi divenne anche sua moglie).

La visita all’interno del palazzo (di un piano soltanto) incanta per la bellezza dei suoi ambienti, i cui quadri e pitture sono quasi tutteStanza della malachite ispirate all’arte del giardinaggio e della botanica: Luigi XIV volle il portico centrale a colonne per permettere a coloro che da lì transitavano, di godere del fantastico panorama sugli splendidi giardini; imperdibili la “stanza della malachite”, dove gran parte dell’arredo è realizzato con questo prezioso minerale e la “galleria degli specchi”, costruita al posto della terrazza che collegava l’ala meridionale a quella settentrionale della residenza: da qui, diciassette finestre consentono d’ammirare il parco, mentre i corrispondenti specchi sul lato opposto, danno il nome a questo splendido ambiente.

Devastato durante la Rivoluzione, conobbe nuovo splendore in Salone degli specchiepoca imperiale e fu perfino teatro delle nozze di Napoleone con l’arciduchessa Maria Luisa d’Asburgo-Lorena; Napoleone III lo prediligeva come sua dimora e lo abitò sino alla sua morte, avvenuta nel 1870; successivamente, con l’avvento della Repubblica, non perse il suo ruolo primario e ancora oggi viene offerto come alloggio agli ospiti del presidente.

Una delle peculiarità del Grand Trianon sono, come già accennato, i bellissimi giardini, voluti dal re Sole; dal “bacino del ferro di cavallo” ci si può affacciare sul braccio nord del Grand Canal, un canaleGrand Trianon artificiale a forma di croce, costruito a partire dal 1668 e terminato 11 anni dopo, nelle cui acque si svolgevano vere e proprie battaglie navali e dove si poteva tranquillamente navigare (il sovrano fece arrivare vascelli di ridotte dimensioni per ricreare un ambiente marittimo e il doge di Venezia gli regalò due preziose gondole con tanto di gondolieri, che alloggiavano in baracche lungo le rive, ribattezzate “Petit Venise”).

E sul lungo Grand Canal si può passeggiare sino a riguadagnare la Bacino e Parterre di Latonareggia, passando per le fontane del “Bacino di Latona” e del “Bacino d’Apollo” (un omaggio a Luigi XIV, che aveva come simbolo quello del sole, di cui Apollo era dio); lateralmente al cosiddetto “tappeto verde” che conduce verso il palazzo, si aprono una miriade di stradine che portano a boschi e boschetti, che è possibile esplorare e visitare, scoprendo ogni volta qualcosa di nuovo, inaspettato ed insolito (come la “sala dei marroniers” o il “boschetto del colonnato”, ma anche laGiardini di Versailles “sala da ballo” e il “bacino di flora”, per citarne solo una minima parte): non vi basterà una giornata se vorrete avventurarvi ovunque! Ma se deciderete di farlo, di certo non ve ne pentirete, perchè lo spettacolo offerto da questo parco (di 800 ettari - originariamente erano 7800) universalmente noto, sbalordisce chiunque e fa dimenticare la fatica spesa per girarlo (ricordiamo che nei mesi estivi e in alcuni weekend invernati, le spendide fontane offrono dei mirabolanti “giochi d’acqua”).

Al termine del vostro tour, ormai arrivati al palazzo reale, non Laghetto degli Svizzeripotrete non staccarvi dal “parterre d’acqua” e recarvi verso destra, per ammirare, da una grande balconata (il “parterre sud”) l’aranceto e il “laghetto degli svizzeri”: come doveva essere grande questo demanio! Impossibile non lasciare andar la mente ai tempi in cui questi immensi giardini erano percorsi ogni giorno da nobili e cortigiani desiderosi di far breccia nel cuore del re, in cui siChateau de Versailles raccontavano pettegolezzi e si tessevano intrighi. Che mondo strano era questo! In cui odi e rancori coesistevano delicatamente con i doveri dell’etichetta, in cui amori clandestini venivano consumati e le favorite si muovevano sinuose, certe della loro potenza, forse superiore perfino a quella della regina.

 

Links utili:

http://www.chateauversailles.fr/homepage in francese, inglese e cinese, qui potrete trovare moltissime informazioni utili per pianificare la vostra visita a Versailles

http://parisbytrain.com/tag/rer-c/ la pagina della RER C, la metropolitana che collega la città di Parigi con il castello

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