Chateau de Chambord

 

Se state attraversando la splendida Valle della Loira, di certo avrete previsto qui una tappa; ci troviamo oggi infatti al cospetto del più grande e imponente fra tutti i castelli: lo Chateau de Chambord.

La sua costruzione fu iniziata nel 1519 da Francesco I, di ritorno da una delle sue prime campagne in Italia: ammaliato dall’armonia delle Chateau de Chambordforme e dalla stupefacente architettura dei nostri palazzi, decise di riportare anche nel suo paese natio tanta eleganza e magnificenza, da fondere però con le tradizioni autoctone; per questo suo ambizioso progetto chiamò nientepopodimenochè Leonardo Da Vinci, che volentieri lo raggiunse e, alla sua corte, potè trovare grandi spazi per esprimere il suo genio. Purtroppo però egli non visse così a lungo per poter esaudire tutti i desideri del re, dalChateau de Chambord momento che spirò dopo soli 3 anni di permanenza, non senza prima aver però donato un nuovo splendore alla residenza di Blois. Di certo c’è che i lavori iniziarono proprio nell’anno della morte di Leonardo e probabilmente lui stesso disegnò un primo abbozzo della famosa scala a vite al centro della costruzione: inizialmente doveva essere composta da quattro rampe distinte (per continuità alle quattro ali a croce previste), ma poi in fase de realizzazione solo due videro effettivamente la luce, forse per semplificare il programma, troppo ambizioso per l’epoca.

Ma sicuramente non è l’ambizione che manca a Chambord!
Spazzato via il vecchio fortilizio, dal 1526 lavorarono ben 1800 operai all’immenso cantiere di quello che doveva essere un semplice rifugio di campagna, base per delle battute di caccia: 156m di Chateau de Chambordlunghezza, 56m di altezza, 426 stanze però non sembrano proprio i numeri di un palazzetto di second’ordine! Ma per un edificio così imponente, i tempi furono assai lunghi: nel 1537 fu completato il mastio, dopo 3 anni alcuni ambienti, e solo nel 1547 furono ultimati gli appartamenti reali; già però nel 1539 fu ospitato l’imperatore Carlo V che, dopo aver visto il castello, rimase esterrefatto e lo definì “una sintesi di ciò che può effettuare la natura umana”.

Sebbene Francesco I lo avesse fortemente desiderato, in 32 anni di regno risiedette qui poco più di 70 giorni e non vide mai il termineChateau de Chambord del cantiere: i suoi figli vi si recarono poco e, successivamente alla morte di Carlo IX (avvenuta nel 1574), fu quasi “abbandonato”; addirittura fu donato poi da Luigi XIII al fratello Gastone d’Orleans, ma ritornò nelle mani della corona col Re Sole, che anzi lo ampliò, prevedendo anche un nuovo monumentale accesso: fu anche messo mano ai giardini, sistemati secondo canoni più moderni (attualmente il parco è uno tra i più grandi di Francia - 5440 ettari - e non è raro scorgere animali in libertà, tra cui cervi e cinghiali).

Durante il periodo della Rivoluzione, Chambord conobbe il suo periodo più critico: dimenticato da tutti, fu depredato dei suoi ricchi arredi e lasciato al suo destino; senza più manutenzione, il maniero perse ogni fasto e le bellezze architettoniche e decorative Chateau de Chambordche qui trovarono una delle loro massime espressioni, divennero buie e impolverate (Flaubert scrisse che “il ragno tesse la tela sulla salamandra”, il simbolo di re Francesco I, per evidenziare ancor più lo stato di grave incuria). Per fortuna nel secondo dopoguerra, furono intrapresi radicali lavori di ristrutturazione, atti a rinnovare le strutture esterne ed interne, per permetterne l’apertura al grande pubblico: dal 1981 è iscritto nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco, cosa che ha sicuramente contribuito a fargli vivere una seconda giovinezza, annoverandolo tra i monumenti imperdibili d’Oltralpe.

E allora non aspettiamo oltre, vediamolo!
Le strade che conducono allo Chateau de Chambord sono più d’una e subito si ha l’impressione di stare per raggiungere qualcosa diChateau de Chambord davvero grande: infatti ci si addentra attraverso il bosco verso l’edificio, calandosi in quelli che dovevano essere le foreste nelle le quali si svolgevano le battute di caccia; alberi estremamente fitti e verdeggiante vegetazione fanno di questo uno dei più bei parchi di tutta la zona! Le indicazioni ci portano senza problemi allo sterminato parcheggio (a pagamento) dove si può lasciare l’automobile; passeggiando per un viale si arriva in brevissimo tempo a scorgere i pinnacoli e le torrette che contraddistinguono la sua inconfondibile sagoma: Chateau de Chambordoltrepassando le solite bancarelle (che un po’ rovinano l’atmosfera) si guadagna una posizione privilegiata, che consente di godere di un panorama mozzafiato del maniero che qui si riflette nell’acqua! (Nel tardo pomeriggio vengono infatti sistemate delle panche, dalle quali si assiste allo spettacolo Son&Lumiere, la fantastica e sapiente illuminazione serale).

Si può decidere se acquistare subito il ticket d’ingresso al box-office in legno ivi presente, oppure più tardi all’ingresso; in ogni caso consigliamo assolutamente d’indugiare in questo luogo, perchèChateau de Chambord vi trovate nel miglior punto d’osservazione per capirne la struttura e i decori, nonchè l’architettura stessa: non potrete non rimanere affascinati dal susseguirsi di guglie appuntite, che ne rendono l’aspetto estremamente romantico e fiabesco…Se poi avrete anche la fortuna di trovare una bella giornata, l’immagine riflessa nel fossato saprà regalarvi un quadro indimenticabile!

Proseguendo lungo lo sterrato laterale, costeggiandolo, si perverrà ben presto alla facciata principale, ove è posta l’entrata: se avete già comprato il biglietto, oltrepassate il cancello, sennò dovete Chateau de Chambordmettervi in coda (e qui c’è sempre, sappiatelo!); una volta espletate tutte le formalità, sarete finalmente nel cortile, dove potrete decidere in tutta libertà quale giro fare, cosa vedere e in quale ordine: lo chateau è talmente esteso che non è stato possibile creare un percorso di visita! Ma se subito volete ammirare la sua caratteristica più famosa, salite i pochi gradini, oltrepassate le porte e vi troverete già al cospetto della famosissima scala a doppia rivoluzione (di cui abbiamo accennato all’inizio di quest’articolo), composta da due rampe a vite che non s’incontrano mai: raccordano i vari piani e sono riccamente decorate secondo lo stile rinascimentale.

Un’altra delle bellezze di Chambord sono senz’altro i soffitti aChateau de Chambord cassettoni delle sale del secondo livello, che associano la F di Francesco al suo emblema, la salamandra (tale simbolo fu scelto perchè quest’animale è capace di vivere persino nelle fiamme); sopravvivono alcuni arredi, tra cui la camera di Maria Antonietta (con drappeggi azzurri) e il monumentale baldacchino di Re Luigi XIV: essenzialmente si tratta di un castello semi-vuoto, dal momento che purtroppo (come già spiegato) mobili e suppellettili furono dispersi durante la Rivoluzione.

Sarà comunque piacevole passeggiare per gli ambienti, salire e scendere lo scalone, soffermarsi ad ammirare gli intarsi; prima di andare via però è assolutamente necessario fare un sopralluogo sul Chateau de Chambordterrazzo in cima alla costruzione, da cui si può godere di un bel panorama su tutti i boschi circostanti e anche sulle varie ali dello stesso edificio; certamente tutta questa maestosità ed imponenza vi faranno rimanere il tour che avete appena fatto a lungo nel cuore: tra l’altro, Chambord è stato eletto recentemente il più bel castello del mondo e pertanto una visita qui è praticamente necessaria.

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