Chateau de Azay le Rideau

 

Definito da Balzac “un diamante sfaccettato incastonato nell’Indre”, Azay Le Rideau è uno dei più belli tra tutti i castelli della Loira e, se vi capitasse di passare in questa zona di Francia, qualsiasi percorso dobbiate compiere, non tralasciatelo: vale il tempo di anche una lunga deviazione.

Già dal XII secolo in questo luogo sorgeva una fortezza medievale, di proprietà di Ridel d’Azay, detto “figlio del diavolo” per la suaChateau de Azay le Rideau incredibile ferocia: dopo esserne stato privato da re Enrico II Plantageneto, il maniero fu reso alla famiglia d’origine grazie a Filippo Augusto; negli anni poi, passò al duca di Borgogna che, per un’offesa fatta al Delfino Carlo VII, ne causò la distruzione, avvenuta nel 1418: per quasi cent’anni qui non ci fu altro che polvere.

Nel 1514 Gilles Berthelot, divenuto proprietario di Azay Le Rideau anche grazie al matrimonio con Philippe Lesbay, decise d’intraprendere dei grandiosi lavori di costruzione d’un palazzo, per Chateau de Azay le Rideaupoter dimostrare il proprio prestigio e la crescente influenza nella corte di Francia, di cui faceva parte come Consigliere del sovrano e Maestro della Camera dei Conti: un dispiegamento d’operai incredibile lavorò a pieno ritmo per edificare a tempo record il progetto di un brillante architetto, di cui ahimè non ci è giunto il nome. Bisogna dire però che molti particolari furono curati personalmente da Madame Berthelot che volle, per esempio, i capitelli a sostegno delle mura orizzontali, i frontoni ed alcune tra le più particolari decorazioni: tutto ciò s’ispirava chiaramente al rinascimento italiano, di cui questiChateau de Azay le Rideau elementi decorativi andavano per la maggiore; i re di Francia, molto impegnati infatti nel nostro territorio con le campagne  di conquista, rimasero affascinati dall’arte con cui entrarono in contatto e, tornati in patria, cercarono di ricreare al meglio ciò che avevano visto, possibilmente migliorandolo ancora di più. Questo influenzò tutta la nobiltà che bramava di farsi bella agli occhi dei sovrani, compiacendoli nei loro gusti: a tale regola non sfuggì nessuno, tantomeno Azay, che porta perfino incisi nei muri la salamandra (simbolo di re Francesco I) e l’ermellino (stemma della regina Claudia).

A lavori non ancora ultimati però, Gilles Berthelot si trovò, a causa Chateau de Azay le Rideaudi alcuni parenti accusati di aver sottratto finanze alle casse statali, in una posizione molto scomoda: preferì partire e sistemarsi altrove, mentre le sue proprietà vennero confiscate dal re, che ne fece regalo a suoi nuovi uomini di fiducia; nei decenni poi, con la perdita d’importanza dell’intera  Valle della Loira per il trasferimento definitivo della corte a Parigi, l’aristocrazia abbandonò progressivamente queste zone fino quasi a non ricordarsene più. In questo desolante quadro, il nostro Chateau cambiò più volte famiglia, fino ad arrivare ai marchesi Biencourt, che lo mantennero fino al 1904, apportandoneChateau de Azay le Rideau alcune modifiche (tra cui due torri); successivamente, dopo esser transitato nelle mani di M. Arteau, arrivò infine allo Stato che intraprese dei lavori accurati di restauro e lo aprì al pubblico. E menomale! Perchè così noi oggi possiamo ammirare questo gioiello, vedere da vicino perchè perfino Balzac ne fu così colpito e affascinato.

Dopo aver lasciato l’automobile in uno dei parcheggi cittadini gratuiti tutt’intorno alla piazza d’ingresso (ci troviamo infatti nel centro di un vero e proprio villaggio), raggiungiamo il castello e, Chateau de Azay le Rideaudopo essere transitati dal ticket office, finalmente siamo al cospetto di questa meraviglia: suggeriamo di fare un bel giretto attorno prima di entrare, in modo tale da potersi far subito un’idea della struttura dell’edificio, per anche capire meglio, in fase di tour interno, poi la disposizione delle stanze; sarà davvero un’emozione passeggiare sulle sponde, non riuscirete a smettere di fotografare! Da ogni lato, il palazzo si presenta sempre più bello ed elegante e quasi v’intristirete quando avrete compiuto tutto il percorso…Magari, prima d’andare via potrete rifarlo, così giusto per esser certi di non essersi persi niente!

La visita alle sale è libera, ma suggerita da alcune frecce che indicano la direzione da seguire: da non perdere la camera reale (era d’uso infatti nelle residenze nobili allestire un locale per unChateau de Azay le Rideau eventuale soggiorno del sovrano, che poteva non necessariamente verificarsi) al pian terreno, mentre le stanze di Francesco I e Claudia (imperdibili), con un bel salone da pranzo, si trovano al primo; gli arredi sono molto ricercati e si possono notare diversi arazzi fiamminghi di pregevole fattura, oltre a cassapanche d’epoca di grande valore: gli elementi dello stile gotico qui ancora presenti, si Chateau de Azay le Rideausposano molto bene con quelli rinascimentali che ormai la fanno da padrone. Notevoli sono le scale, elemento architettonico di grande interesse negli anni dell’edificazione del castello (comune anche in altri per la verità), e di chiara derivazione italiana: si passò dalla stretta tipologia “a chiocciola”, tipicamente medievale, utilizzata in praticamente tutte le fortezze, a spaziosi scaloni con pianerottoli, luminosi e larghi, diventando così una parte rilevante dell’intera struttura, ritagliandosi, in alcuni casi, perfino una parte da protagonista (come, per esempio, a Blois e Chambord).

Alla fine del tour potrete andare via soddisfatti: non abbiamo dubbi che lo Chateau de Azay Le Rideau rimarrà nel vostro cuore e, una volta a casa, siamo certi che ne racconterete la visita con entusiasmo e partecipazione, magari annoverandolo tra i vostri preferiti.

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