Val Mora

 

Anticamente, quando le vie di comunicazione non erano quelleValle del Gallo attuali, uno dei collegamenti tra Italia e Svizzera era rappresentato dalla Val Mora, che facilmente consentiva ai commercianti di transitare dalla Val Fraele (dall’Alta Valtellina quindi) sino a raggiungere la Val Monastero (Santa Maria in Munstertal), e il Cantone dei Grigioni: oggi vogliamo condurvi su questa storica “Strada di Alemagna”, facendovi tornare a qualche secolo fa.

La nostra partenza è fissata al parcheggio all’estremità del lago di Passo di FraeleSan Giacomo (m. 1952), il punto più lontano per chi giunge in macchina: si dovrà infatti transitare da Cancano, oltrepassare la prima diga e costeggiare il secondo bacino fino in fondo, fino ad arrivare in prossimità della chiesetta omonima (fate attenzione perchè nei mesi di luglio e agosto, l’accesso all’area è regolamentato ed è impedito in determinati orari: sarà necessario dunque trovarsi qui almeno entro le dieci per evitare sanzioni).

Imbocchiamo dunque l’ampio sentiero verso il Passo di Val Mora -Valle del Gallo Cruschetta (dato a 45 minuti): praticamente sempre pianeggiante, ci accompagna attraverso paesaggi molto diverso l’uno dall’altro, passando dal bosco (frequentato spesso da cervi e caprioli) agli sfasciumi, ad ampie piane e radure, facendoci ammirare la bellezza di questi luoghi; qui in realtà ci troviamo tra la Val Paolaccia e la Valle del Gallo, che era anch’essa un’ottima antica via di comunicazione per la zona del livignasco, essendo poco ripida e abbastanza agevole.

Dopo aver incrociato vari bivi che ci propongono altre escursioni, Valle del Gallofinalmente la nostra mulattiera ci conduce ad una specie di spiazzo, dove campeggia un cippo confinario: siamo giunti, senza difficoltà alcuna, al Passo di Val Mora - Cruschetta (m. 1934), confine tra Italia e Svizzera: da qui in poi, proseguiremo su territorio elvetico (ricordate dunque di portare un documento d’identità con voi; non esiste comunque una dogana, però è sempre meglio essere “attrezzati” per un eventuale controllo in altre parti della valle).

Da qui in poi il panorama cambia drasticamente: non più una traccia larga in mezzo ad un ampia conca, ma un piccolo sentierino cheVal Mora corre a mezza costa in una stretta gola, su un terreno di sassetti che, a prima vista, parrebbe abbastanza instabile (noterete invece che poi questa prima impressione è sbagliata); un cristallino torrente scorre sul fondo: le sue acque confluiranno nel Danubio prima e nel Mar Nero poi (ricordiamo che ormai ci troviamo nel bacino idrografico dell’Inn). Seguiamo dunque la nostra strada in Val Moraun continuo saliscendi: a parte qualche punto d’attenzione è tuttavia un percorso abbastanza semplice; assolutamente eccezionale però è il paesaggio circostante, così selvaggio e inospitale, stretto tra la Cima del Serraglio (m. 2584) e il Mon Ata (m. 2730), modellato dall’Aua de Val Mora che ha scavato il suo letto con un profondo solco.

Dopo camminata di circa 45 minuti in mezzo a questa inusuale natura, sbuchiamo improvvisamente al cospetto di un ponticello in legno che ci consente agevolmente l’attraversamento delVal Mora fiumiciattolo; oltrepassatolo, il panorama si modifica e la gola lascia il posto ad una valle di più ampio respiro, iniziando a vedere in lontananza qualche pascolo e a sentire qualche campanaccio: siamo in località Paluetta, dove possiamo proseguire verso Santa Maria oppure, piegando a sinistra, verso Jufplaun; potremmo anche, da qui, iniziare un breve anello che ci consentirebbe di toccare la baita Alp Mora (m. 2084), dove eventualmente rifocillarci.

La scelta è senz’altro ardua, visto il livello di bellezza di tutta Val Moral’area: forse il percorso circolare per ultimo proposto potrebbe essere più adatto per una camminata senza grosse pretese; tenete presente che il ritorno verso S. Giacomo vi porterà via lo stesso tempo impiegato per l’andata, visto il praticamente nullo dislivello altimetrico: fate dunque i vostri conti per non trovarvi poi ancora in cammino all’imbrunire.

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