Alpe Trela

 

Un soggiorno in Alta Valtellina potrebbe arricchire il vostro bagaglio escursionistico con una gita abbastanza semplice, ma di grande impatto panoramico: l’Alpe Trela.

Dovrete accedere ai laghi di Cancano (troverete le indicazioni nei pressi della località “Madonna della Pietà”, tra Torripiano e Premadio, lungo la SS301 del passo del Foscagno), percorrendo la Val Pettinistrada che consente di raggiungere le Torri di Fraele (che dominano la valle probabilmente sin dal medioevo e, hanno rappresentato nel passato, un passaggio obbligato per il commercio proveniente dall’Europa e diretto verso la “Magnifica Terra”, ossia Bormio): una volta valicato il passo, seguite lo sterrato fino ad arrivare al primo bacino artificiale e continuate poi verso il “Ristoro San Giacomo”, ove potrete lasciare la vostra autovettura.

Ed ora partiamo!
Dal rifugio, camminate lungo lo stradone in leggera discesa per circa cinque minuti, fino a raggiungere il bivio che ci farà iniziare laVal Pettini nostra ascesa; proseguendo invece, si potrà arrivare all’innesto della Valle Alpisella, bellissima ed importante, di cui ci occuperemo presto. Ma per oggi le nostre gambe ci porteranno altrove: imbocchiamo dunque il sentiero 130 che consente di inoltrarci in val Pettini, e che, dopo aver abbandonato un piccolo gruppo di casette, ci fa attraversare un bel bosco con un ruscelletto che ci tiene compagnia e che dobbiamo più volte varcare, sia con l’ausilio di un comodo ponte, sia saltellando su sassi sporgenti.

La via continua in moderata pendenza sino ad approssimarsi ad un bivio: virando a destra, si può percorrere la “Val Lunga” sino poi a Val Pettiniconquistare il passo Trela (m. 2295), che eventualmente condurrà verso la già citata Alpisella (dopo una bella scarpinata), ma noi invece ci manteniamo sulla comoda mulattiera che però da qui in poi, per un tratto, diventa molto ripida, guadagnando quota con una serie di tornanti; in questa fase d’ascesa, il colpo d’occhio sulla valle appena percorsa è tra i più spettacolari.
Alla fine di questa ardua salita, vi è una roccia (molto somigliante a un menhir) che sembra quasi annunciarci che la fatica è terminata:Val Corta ora, ci addentriamo nell’inospitale Val Corta, una stretta forra dove il rumore dell’acqua sarà il solo che sentirete, accompagnato dal tonfo di qualche sasso staccatosi dalla montagna: qui in sentiero è stato scavato durante la Prima Guerra Mondiale; antecedentemente, era possibile il transito solo tramite un passaggio talmente angusto da costringere a strisciare per svariati metri!

Terminato il percorso lungo la gola, vi apparirà però uno spettacolo grandioso, che vi ripagherà di tutta la fatica fatta per giungere sin Malga Trelaqui: ecco la bellissima conca prativa dove sorge la Malga Trela (m. 2170), inaspettata e magnifica, che coglie di sorpresa l’escursionista che mai penserebbe di incorrere in tali pacifici prati dopo la strada appena lasciata alle spalle.
E’ tutto da esplorare in lungo e in largo; potrete fare un bel pic-nic nell’area attrezzata (forse addirittura in compagnia di qualcheAlpe Trela marmotta, qui assolutamente in massiccia presenza), oppure recarvi al rifugio per degustare i prodotti locali… non c’è una scelta giusta, l’importante è guardarsi intorno per catturare ogni scorcio del bellissimo angolo di paradiso in cui vi trovate: ancor più magico sarà sapere che questo luogo viene utilizzato come alpeggio dai pastori di Bormio sin dal 1600.

Ma non è finita! Da qui, possiamo ancora salire, l’unica cosa da Alpe Treladecidere è da quale parte: subito a sinistra vi è l’ascesa per le Bocche di Trela (m. 2349), oppure oltre la malga, vi è la traccia che conduce a Trelina (m. 2283); avremmo voluto scegliere la prima, per poterci poi ricongiungere alla seconda tramite un percorso ad anello lungo la Val Vezzola, ma attenzione! Se il periodo selezionato non è quello estivo per eccellenza (luglio/agosto), la via verso le Bocche potrebbe non essere agevole a causa del mancato completo disgelo (così com’è accaduto per noi), perciòBocche di Trelina consigliamo la seconda proposta.
La salita, molto costante, verso il valico di Trelina non presenta particolari difficoltà, e porta via circa mezz’oretta (a passo medio): fate però attenzione alle zone acquitrinose, conseguenti allo scioglimento delle nevi; inoltre, capiterà di non capire dove sia il sentiero: non è segnalato benissimo e spesso vi sembrerà d’averlo perso; vi aiuterà il fatto di scorgere molto bene dove sia lo scollinamento e conseguentemente anche la giusta direzione da seguire.

Facilmente guadagnerete quindi la meta; vi consigliamo di camminare oltre per alcune decine di metri in modo tale da arrivare ad una pittoresca cascata: da qui, scorgerete un privilegiato Val Vezzolapanorama verso il monte Vallecetta (m. 3148); si potrebbe scendere lungo i verdeggianti prati ove scorre il torrente, raggiungendo dunque la Val Vezzola (di cui abbiamo accennato poc’anzi: sareste giunti in questo punto preciso se aveste deciso di percorrere l’anello nel senso delle Bocche di Trela); purtroppo la stagione, ancora primaverile, non consente di spingersi oltre a causa della coltre di neve che sbarra la via. Da qui, è anche possibile conquistare il Lago Nero (m. 2550), e poi successivamente il passo del Foscagno (m. 2291), ma consigliamo quest’itinerario ai più esperti, dal momento che vi sono alcuni passaggi difficili.

Non ci resta dunque che tornare indietro, verso la Malga: senz’altro, il paesaggio che si gode nel rientro è migliore rispetto a quello dell’ascesa:  le cime dei monti La Casina (m. 3180) eMalga Trela Cornaccia (m. 3144) fanno capolino da molto lontano e la piana di Trela vi saluta e vi regala scorci indimenticabili; potrete anche utilizzare una traccia che corre a mezza costa, giusto per provare un’alternativa, per poi ricongiungersi rapidamente nei pressi del rifugio. Da qui in poi, la mulattiera sarà la medesima dell’andata, lungo la forra della Val Corta e il rigoglioso bosco della Val Pettini.

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