Glastonbury

 

Intorno alla piccola cittadina di Glastonbury, immersa nel verde Somerset, ruotano miti e leggende, legate sia alla cristianità che alle saghe celtiche: in questo luogo misticismo e mistero viaggiano di pari passo e non è raro incontrare chi, proprio da qui, sta iniziando un viaggio alla ricerca del proprio io.

Si narra che Giuseppe d’Arimatea, dopo la morte di Cristo, intraprese un viaggio che lo condusse sino alle terre dell’Inghilterra meridionale, e più precisamente in questo luogo: fondò la prima comunità cristiana al di fuori della Palestina e visse a lungo portando il verbo alle popolazioni che non lo conoscevano; dallaGlastonbury verità storica, poi si passa a quella mitica, identificando nel santo colui che qui nascose il Santo Graal (che, come sappiamo, non è mai stato ritrovato) e perfino due ampolle contenenti il sangue e il sudore di Gesù sulla croce. Non sappiamo se quest’ultima affermazione sia vera, ciò che di sicuro c’è però è che in questa cittadina, esistono due fonti, distanti solo 50 metri: una dalla quale sgorga acqua bianca (che nascerebbe dal luogo di riposo della fiala col sudore), l’altra dalla quale sgorga acqua rossa (ricca di ferro, ove sarebbe stato sotterrato il contenitore col sangue).

Glastonbury, come è stato scritto, non è culla solo di leggende religiose, ma anche di misteri pagani; è legata indissolubilmente anche al ciclo bretone di re Artù e, proprio tenendo presente questo filone, può essere svolta la visita: Glastonbury Torpartiamo dunque dalla collina del Tor, alta 183 metri, che si innalza tra le pianure circostanti in maniera tale da risultare quasi finta, sulla cui cima si erge la St. Michael’ Tower, una maestosa torre, ciò che resta di un antica chiesa, ormai distrutta; si narra che gli abitanti, durante il medioevo, salissero qui per assistere alle esecuzioni capitali…oggi si parla di cammino per ritrovare il proprio spirito, immersi nel silenzio rotto solo dai campanacci delle mucche che pascolano intorno.

L’ascesa alla cima può avvenire solo a piedi e servendosi di due sentieri, uno più erto (che parte proprio dal centro del paese), l’altro un po’ più dolce ma più lungo, il cui inizio è un po’ più decentrato: in ogni caso, dovrete mettere in conto almeno unaGlastonbury Tor mezz’ora di cammino, ma di certo non resterete delusi! Dalla sommità si gode di un bel panorama sul Somerset, da Wells sino a Bristol (nelle giornate serene), e si può vedere perfino il mare; la visita alla St. Michael’s Tower si esaurisce in pochi minuti dato che purtroppo non è aperta per un sopralluogo interno, ma genera comunque una certa emozione essere al cospetto di un qualcosa di tanto imponente che domina terre così vaste: non dimentichiamo che il Tor con il suo svettante edificio, è visibile da molto lontano e già avvicinandosi in macchina si può intuire che questo sia un luogo decisamente speciale e interessante.

Tra l’altro, la collina stessa è composta da sette terrazzamenti: questi, a dire il vero, non si sa se siano frutto della natura o del lavoro dell’uomo (probabilmente i monaci che qui abitavano, Glastonbury Tormodellarono il terreno affinchè assumesse le fattezze della collina del purgatorio), ma di certo sono di grande impatto visivo; non per nulla, la leggenda vuole che proprio su quest’altura ci fosse il castello della fata Morgana (personaggio mitico delle saghe celtiche) e che vada quindi identificata con la leggendaria Avalon: un tempo, infatti, le pianure circostanti erano talmente paludose da essere considerate mare (Somerset deriverebbe da “summer set”, ossia terre abitate solo d’estate, poichè d’inverno inagibili perchèGlastonbury Tor bagnate, inondate), rendendo così plausibile l’ipotesi storica che si trattasse realmente di un’isola. Nella tradizione celtica, poi Avalon era il luogo ove si recavano le anime dei morti una volta trapassati: questa è la ragione per cui l’ascesa al Tor è spesso accompagnata da un alone di misticismo, poichè è visto come un cammino di rigenerazione dello spirito, che trova giovamento dall’incontro con altri che già hanno vissuto; si dice che su questa collina dimori anche re Artù, in attesa di ritornare nel mondo dei vivi, qualora si avesse bisogno di lui.

La visita può continuare con l’ingresso (a pagamento) alla Glastonbury Abbey: oggi resta poco, ma doveva avere delle Glastonbury Abbeydimensioni sbalorditive; fu fondata nel 866 da un sovrano sassone, divenendo poi benedettina; fu distrutta da un incendio nel 1184 e successivamente ricostruita: durante questi lavori, furono rivenuti i corpi di due persone, seppellite insieme, un uomo molto alto (quasi due metri e mezzo), e una donna, molto esile e gracile, con qualche ciuffo di capelli biondi. Vennero identificati come i resti mortali del leggendario re Artù e della moglie Ginevra, e quindi, con una solenne cerimonia alla presenza dei sovrani, successivamente tumulati di fronte all’altare centrale.

Il monastero è oggi immerso nel verde lussureggiante e si può camminare in lungo e in largo alla ricerca di pace e silenzio; appena dopo l’ingresso ci si trova subito nella Lady Chapel, punto dal quale si gode di un’ottimo colpo d’occhio sull’intera costruzioneGlastonbury Abbey; continuando, si nota in fondo al giardino un edificio circolare praticamente intatto: si tratta della cucina, nella quale si può entrare, vedere banchetti allestiti e incontrare anche “monaci” veri che spiegano la storia che proprio lì è stata vissuta; ricordiamo che l’abbazia, nel pieno del suo splendore e potenza, fu chiusa per volere di Enrico VIII durante la Riforma del 1539, depredata delle sue opere migliori e lasciata al suo destino, come purtroppo molte altre costruzioni religiose del tempo.

Molte manifestazioni si svolgono durante l’anno a Glastonbury; la più importante di tutte è il “Festival Rock”, in programma di solito a giugno, che attira migliaia di fans da tutta l’inghilterra e Europa, che ospita spesso star della musica internazionale, ma non sono da dimenticare nemmeno tutte le altre che richiamano la vocazione mistica ed esoterica di questa sì piccola cittadina dell’Inghilterra meridionale, ma centro nevralgico dello scomparso regno di re Artù.

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