Bucarest

 

Ciò che vi colpirà al vostro arrivo nella capitale della Romania (sia che atterriate ad Otopeni, internazionale, oppure Beneasa, più piccolo e vicino al centro), sarà il traffico automobilistico: macchineBucarest ovunque, ad ogni ora del giorno e della notte, imbottigliamenti, doppie file…Ma questa è una delle peculiarità di questa enorme città, che conta più di due milioni di abitanti: un luogo di contraddizioni, di incontri di stili sia architettonici che di vita stessi, dai palazzi che raccontano una storia moderna (forse fin troppo) alle chiese antiche testimoni di un culto sentito, di strade enormi e vicoli bui, nei quali potrete trovare vecchie birrerie e locali; nulla vi lascerà indifferente: in positivo o in negativo ricorderete sempre questa metropoli.

Una particolarità di Bucarest è che non ha un vero e proprio centro pedonale lungo il quale camminare, perciò scordatevi qualsiasi tour a piedi che potreste fare (e che magari avrete fatto altrove): la città si visita in macchina oppure in metropolitana che, seppur abbastanza moderna, non raggiunge tutti i siti di interesse turistico; meglio ancora si può optare per un trasporto in taxi, il cui servizio è notevole e decisamente economico: fate attenzione però alle tariffe applicate, che sono evidenziate sulle portiere delle autovetture e sono calcolate in base alla distanza e non a tempo (un buon prezzo è inferiore ai 2 lei/km), dal momento che l’abusivismo è molto diffuso.

La costruzione più imponente è senz’altro il Palazzo del Parlamento, la più grande al mondo dopo il Pentagono, la cui edificazione è iniziata dopo il terremoto del 1977; per fargli posto, sono stati abbattuti ben 3 quartieri residenziali e palazzi Palatul Parlamentuluimolto antichi: tutta questa magnificenza, grandezza e ridondanza faceva parte del piano di Ceausescu, dittatore dal 1967 al 1989, che voleva fare della Romania lo stato faro dell’Est e che desiderava  imporre la sua persona all’attenzione di tutto l’occidente tramite opere imponenti e spettacolari. La visita inizia dopo una trafila di controllo documenti e altre formalità stile imbarco aereoportuale; ci si troverà a cominciare il viaggio al primo piano, attraverso lunghi corridoi dai soffitti altissimi: ciò che impressiona è l’enormità degli spazi, i cui arredi sono stati studiati in ogni dettaglio (hanno lavorato oltre 400 architetti per accontentare Ceausescu in ogniPalatul Parlamentului suo capriccio) e che provengono da ogni parte della Romania intera, a partire dai marmi, passando dai cristalli dei lampadari, fino alle tende. Da notare che non esiste impianto di aria condizionata: dal momento che il dittatore temeva d’essere avvelenato tramite i condotti, gli ingegneri hanno dovuto studiare un metodo d’aerazione che sfruttasse l’aria esterna con la creazione di correnti d’aria; inoltre, un’altra cosa da non lasciarsi sfuggire è la vista di cui si gode da una delle sale del secondo piano su Piata Constitutiei e Viale Unirii, che è la lunghissima via attorno alla quale è stato rielaborato il piano urbanistico della città e dove tutt’oggi si trovano le abitazioni più costose.

Un’altra meta di sicuro interesse è il Palatul Cotroceni, antica residenza della famiglia reale romena, e attualmente del presidente della repubblica (solo una parte): fu commissionato da re Carol I, che ne fece la sua dimora, adibendo a suoi appartamenti alcune tra le stanze del primo piano (dove si conserva, tra l’altro, una biblioteca dai testi scritti in molte lingue). Il secondo, invece, fu quasi totalmente lasciato nelle mani delle regine, prima Elisabetta (consorte di Carol I) e poi di Maria (moglie di Ferdinando), che poterono arredarlo a loro gusto, sfruttando a loro piacimento la moda dell’epoca: purtroppo il terremoto del 1977 ha gravemente danneggiato alcuni degli ambienti che poi, per volere di Ceausescu, non sono più stati riammodernati; si conserva però bellissima la “stanza norvegese”, un luogo totalmente diverso da tutti gli altri nel palazzo, con le pareti completamente ricoperte in legno, che ricorda proprio l’interno di un abitazione del nord-europa e che riporta alla mente l’amore che la regina romena nutriva per quei posti.

Non può mancare nel vostro carnet di visite il Muzeul Salutului, il “museo del Villaggio”: qui sono esposte molte case e chiese provenienti da tutti i distretti della Romania, originariamente smontate e poi rimontate con grande fedeltà; situato Muzeul Satuluiall’aperto, all’interno del vastissimo parco Herastrau (insieme al Floreasca polmone verde della città), consegna al visitatore scorci di vita dei paesi contadini di tutta la nazione: le abitazioni sono ottimamente tenute ed è possibile anche visitarne gli interni, con arredi originali; passeggiando per i vialetti, all’ingresso di ogni costruzione, è presente anche un leggio ove si trova la descrizione e la localizzazione di ciò che si sta vedendo: alla fine del giro si sarà addirittura in grado di capire autonomamente quale sia la regione geografica di provenienza!

Una parte importante di Bucarest sono le chiese: ce ne sono di tutti i tipi, piccoline, che sorgono qua e là senza apparentemente nessuna ragione, un po’ avulse dalla realtà circostante, fatta di palazzoni senza una storia; un po’ così per caso ci si può imbattere nella Biserica Stavropoleos, costruita nel 1724, in una omonimaBiserica Stavropoleos strada laterale che si diparte da Calea Victoriei (la via commerciale più bella della città, lungo la quale si trovano le costruzioni maggiormente famose e di pregio). La chiesa, edificata per volere del monaco Ioanichie “metropolita di Stavropol” (ecco spiegato il nome), presenta dei bellissimi affreschi ed una biblioteca annessa: è accessibile da un cancelletto laterale, oltrepassato il quale si arriva al porticato dove c’è l’ingresso vero e proprio; è da notare che quasi tutte le chiese cristiane ortodosse presentano, a differenza di quelle cattoliche, un porticato, che rappresenta una specie di zona di transizione, nella quale il fedele si “scrolla di dosso” la vita quotidiana per entrare nella dimensione religiosa senza fardelli.

Questa inusuale (per noi) architettura la ritroviamo anche per la Biserica PatriarhieiBiserica Patriarhiei, il più importante edificio ecclesiastico di Bucarest, dedicata al santo imperatore Costantino e a sua mamma Elena, ed officiato dal patriarca di Romania: è situata su di un colle, a fianco del Palatul Patriarhiei (un tempo sede del Parlamento, ora trasferito dal 1996 al Palazzo del Popolo) ed è una specie di copia della chiesa di Curtea de Arges, anche se di dimensioni ben maggiori; pregevoli sono gli esterni dipinti aurei.

Vi sono innumerevoli altri luoghi da visitare in questa città, noi vi abbiamo solo offerto un estratto di ciò che, dopo un nostro personale soggiorno, ci è piaciuto di più; possiamo solo menzionare il Muzeul National di Istorie a Romaniei, ove è custodito il “tesoro dei goti”, oppure l’Ateneul Roman, sede della filarmonica di Stato, senza dimenticare il “Museo del Contadino”, che insegna quale possa essere la vita nelle campagne rumene. Da non dimenticare è l’Arcul de Tiumf, abbastanza decentrato, molto simile a quello della capitale francese, che ha fatto sì che Bucarest fosse nota, in passato, come “la piccola Parigi dell’Est”.

Per ultima cosa, non si può tornare a casa senza aver assaggiato qualche piatto della tradizione tipica romena; scordatevi ovviamente la pasta, qui si inizia solitamente con una zuppa o con una crema di legumi, per poi continuare con i “gustari” (tipo dei nostri antipasti) e con piatti a base di carne: non lasciateviCaru cu bere sfuggire gli ottimi sarmalute, una specie di involtini, che troviamo spesso avvolti in foglie cotte di verza o di cavoli, serviti con polenta o con salse particolari. Ci permettiamo di darvi un consiglio: potrete gustare tutto ciò in qualunque ristorantino della città (ce ne sono molti,  ottimamente tenuti e dagli ambienti veramente gradevoli), però vale la pena di provare anche il “Caru cu Bere”, birreria in centro città, situata in uno dei palazzi più antichi di tutta Bucarest e di fianco alla chiesa Stavropoleos, antico punto di ritrovo per gli intellettuali di inizio novecento.

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