Forca Rossa

 

Forca Rossa…Questo nome, proprio di una vetta dolomitica, farà spalancare gli occhi a molti: difatti pochi ne conoscono l’esistenza, e quei pochi, cercano di non avventurarvisi a causa della plausibile difficoltà d’ascesa e per la mancanza di un rifugio ristoratore sulla propria cima.

Niente di più sbagliato!
L’ascensione non è per nulla difficoltosa, un po’ lunga, questo sì, e una volta arrivati sulla forcella, la mancanza di una baita attrezzata dove “prendersi un caffè” sarà senz’altro ripagata dalla vista mozzafiato di cui si potrà godere…E poi, chi ama davvero laValfreda montagna, sa che l’assenza di una malga su di una vetta, non è un peccato così grave. Ma vediamo più da vicino quest’itinerario che, siamo certi, una volta portato a compimento, vorrete senz’altro ripetere! Seguite la S.S. 346 del Passo San Pellegrino e, se arrivate da Falcade, proprio prima della sommità del passo, troverete una svolta a destra (ben segnalata) per il rifugio Flora Alpina (m.1818). Sulla strada, passerete la Malga Boer (m.1808), dove potrete eventualmente acquistare ottimi prodotti tipici e, dopo un centinaio di metri, troverete un parcheggio sulla sinistra; proseguite in salita ancora per una decina di metri e ne troverete un altro, stavolta sulla destra; sistemate l’autovettura e siate pronti per iniziare la camminata.

Prendete immediatamente il sentiero alla vostra sinistra che s’inoltra nel bosco (indicazioni per Valfredda), senza scendere alla Baita Flora Alpina (dovreste poi inevitabilmente risalire); non potete sbagliarvi, perché l’imbocco della mulattiera è larga e contraddistinta da corde colorate che pendono da una specie di “arco” in legno: dopo circa una ventina di minuti di cammino, i pini e i larici vi lasceranno e potrete allargare la vostra vista lungo la ValfredaValfredda, una valle non carrozzabile, dove una volta i pastori si spostavano da Falcade,  nella stagione estiva, per raccogliere una maggiore quantità di fieno, che poi d’inverno serviva da sostentamento per il loro bestiame. Oggi, le tracce di questa passata attività, si riscontrano nella presenza dei cosiddetti “Casoni”, veri e propri fienili, peraltro ristrutturati e trasformati in abitazioni estive di villeggianti, dotate d’ogni genere di comfort: tuttavia, non derivano comunque dalle costruzioni originarie, dal momento che i veri “tabià” che servivano ai pastori come magazzini di fieno, sono stati in gran parte distrutti nell’arco della Prima Guerra Mondiale, per poi essere successivamente riedificati sul vecchio modello, per salvaguardare almeno in parte, un pezzo di remota storia contadina.

Si percorre l’ampia strada sterrata che s’inoltra tra le case per quasi tutta la lunghezza dell’abitato (rimane fuori la nuova chiesa: se vi avanza un pochettino di tempo, val la pena andare a darci un occhio), poi si devia decisamente verso destra e si attraversa, suForca Rossa di un comodo ponticello in legno, il Rio di Valfredda, e da qui ci si trova quasi subito ad un crocicchio di sentieri: il 691 porta alla Malga Ai Lach (m. 1815), mentre il 694 proviene dal Rifugio Flora Alpina, ed è quello che noi seguiremo fino alla vetta del Forca Rossa. Poco dopo, di nuovo la via si biforca: il 631 porta alla Malga Bosch Brusà (m.1867), attraversando i prati erbosi della Val di Forca e valicando la forcella di Sass De le Palaza (m.2214), un altro itinerario decisamente affascinante.

Ma noi proseguiamo diretti al nostro Forca Rossa!
Il sentiero si dipana attraversando prati per un bel pezzo, e s’alza ripido tra questi; dopo una possibile variante del percorso (chi volesse seguire l’indicazione “Banche” allungherà un pochettino, ma arriverà lo stesso, ricalcando una parte dell’Alta Via Delle Dolomiti 2), si continua sotto il sole e , nel mentre si può dare un’occhiata ammirata all’imponente Cima Uomo (m.3010), facente parte del Pian del la Schitagruppo della Marmolada (m.3342), che in questo percorso resta però nascosta dalle sue “piccole” accompagnatrici, poste a lei innanzi, tra cui il Sas De Valfreda (m.3009), a noi quasi attaccato. Camminando camminando, si arriva ad un pianoro, a dir la verità molto ampio e anche molto particolare, chiuso tra spuntoni di roccia, Pian De la Schita (il nome deriva dal dialetto locale, e signofica “posto pieno di escrementi animali”): qui non sarà raro trovare mandrie di cavalli avelignesi intenti a pascolare e, attenti al vostro cibo al sacco! Sentendo l’odore, i puledri saranno spinti ad avvicinarsi a voi e a ficcare il loro musone all’interno del vostro zaino, alla ricerca dei panini…State attenti, se non volete ritrovarvi senza viveri.

Dopo Pian De la Schita, il sentiero sale ancora ripido per l’ultimo tratto: da qui già si vede la forcella nostra meta: ancora mezz’oretta di camminata e l’imponente mole di Forca Rossa è proprio a portata di mano! Conviene forse fermarsi nei prati verdi sottostanti la cima e consumare il pasto prima di lanciarsi nell’ultimo pezzo di salita, non il più duro è vero, ma per le nostre gambeForca Rossa stanche, non certo un toccasana.
L’ascesa, dal punto di ristoro, si consuma in pochissimo tempo: in neanche una decina di minuti si è al passo di Forca Rossa (m.2490), dove si trova una piccolissima cassetta delle lettere: dentro vi è un diario su cui poter annotare la data della vostra gita e qualche pensiero da lasciare ai viandanti futuri. Da lì, portatevi senz’altro sul crostone (che non è affatto pericoloso), in modo da potervi gustare un panorama quasi a 360 gradi: all’estrema destra potrete spingere lo sguardo fino al gruppo dell’Adamello-Brenta, e in senso antiorario, potrete ammirare la catena del Lagorai, le Pale di San Martino, con le vicinissime appendici Focobon (m.3054) e Mulaz (m.2906), le pale di San Lucano e il monte Agner (m.2872), Cime Pape Forca Rossa(m.2503). Avrete le Cime d’Auta (m.2545) ad un tiro di schioppo (purtroppo nascondono la vista sul Civetta e il Pelmo), e girandovi, il vostro occhio sarà guidato, scendendo nella valle di Franzedaz, a Malga Ciapela (partenza della funivia verso la Marmolada) e, salendo, a tutta la parte Orientale, dalle Tofane al Lagazuoi, al Sorapiss e molto altro; dietro di voi, una mole rocciosa enorme vi sovrasta: è il gruppo del Monte Fop (m.2892), appendice del gruppo dell’Ombretta: ascoltate bene i rumori della natura e aguzzate la vista: potreste scorgere gli stambecchi e lasciarvi incantare dalla grazia con cui corrono lungo pendii inaccessibili e ghiaioni ripidissimi.

E dopo esservi rifatti gli occhi, potrete decidere sul da farsi: potrete infatti scendere a valle anche sfruttando il sentiero n. 689, che ritorna a Falcade (la sua frazione Colmean, dove converrà lasciare un’altra automobile se avrete deciso di proseguire fin lì) seguendo uno spettacolare percorso, attraversando la forcella diForca Rossa Col Becher (m.2312), e camminando sul ghiaione a ridosso delle Cime d’Auta, toccando la Baita Giovanni Paolo I (m.1865) e l’ormai disabitata Baita Cacciatori (m. 1765); questo percorso è senz’altro bellissimo dal punto di vista paesaggistico, ma decisamente molto lungo, da affrontare se ne siete proprio molto convinti. Noi consigliamo il ritorno per la stessa via seguita all’andata, per gustarvi, in discesa e senza fatica, la bellezza delle montagne circostanti e per soffermarvi magari qualche attimo in più ad ascoltare i “fischi” delle marmotte, qui numerosissime: potreste anche vederne una molto da vicino.

Al Passo S. Pellegrino, si arriva attraversando l’abitato di Falcade, seguendo la S.S.346 da Cencenighe e la S.S.203 Agordina sia che arriviate da Belluno o Venezia, sia che arriviate da Alleghe o Caprile; se partite dal versante Trentino delle Dolomiti, non dovrete far altro che arrivare a Moena tramite la S.S. 48 e poi seguire le indicazioni per il Passo; una volta passata la sua sommità, scendete verso la Val del Biois: la deviazione per il Rifugio Flora Alpina sarà ben segnalato sulla vostra sinistra.

Per maggiori informazioni: contattaci