La vecchia ferrovia in Val Rosandra

 

Per molti, Trieste è soltanto una bella città di mare, suggestiva, senz’altro da visitare, soprattutto quelle sue piccole vie che tanto ricordano la mitteleuropa, oppure il pubblicizzatissimo castello di Miramare, che domina il golfo, per non parlare del suo bellissimo centro storico e del lungomare…

Tutto ciò è senz’altro vero, ma Trieste offre anche altre attrattive, perfino agli amanti della montagna che, così su due piedi, sembrano proprio gli ultimi a poter qui trovare pane per i loro denti…Eppure, c’è un bell’itinerario che vorremmo proporre a coloro che adorano le alte cime delle alpi, ma che non disdegnano anche un brullo paesaggio carsico, una gita che li porterà a scoprire come possano esistere differenti tipi di “montagna”, anche se non proprio altimetricamente tali.

Il nostro percorso parte da via Alpi Giulie, strada che collega l’ospedale di Cattinara alla statale “Camionale”; da lì, lasciata la macchina in un piccolo e angusto parcheggio a ridosso di una curva, ci si può cimentare in questa bellissima passeggiata, che di certo non mancherà di stupirvi e affascinarvi.

Non appena guadagnerete il sentiero che passa proprio poco sotto, vi accorgerete subito che la mulattiera ha qualcosa di Vecchio tracciato ferroviariostrano: troppo piana, troppo larga, troppo ben tenuta, troppo “perfetta”…Questo dubbio si dipanerà proprio poco oltre: infatti, dopo qualche decina di metri, ci si troverà a camminare su di un’arcata di un ponte e, subito avanti, al cospetto dell’ingresso di una galleria: stiamo transitando sui sedimenti della vecchia ferrovia che collegava Triste Campo Marzio a Cosina – Erpelle, passando per l’abitato di Sant’Antonio e per il borgo carsico di Draga Sant’Elia, attraverso la bellissima Val Rosandra.

Questa ferrovia fu costruita per volere degli austriaci a partire dal 1881 e, per i progettisti, doveva essere una via veloce per collegare Trieste e il suo porto all’Istria, passando attraverso l’unica vallata che scende trasversalmente e dolcemente verso il mare, la Val Rosandra, appunto. In questo modo, il traffico su rotaia avrebbe “tagliato” il giro solito che doveva percorrere, via Aurisina e Opicina (decisamente molto più lungo), per collegarsi alla ferrovia Istriana che scendeva sino a Pola (sede della Marina di Guerra Asburgica).
Il porto di Trieste visse così uno sviluppo notevole grazie a questa nuova via di comunicazione, che era percorsa ogni giornoGalleria ferroviaria da numerosi treni merci; la si poteva considerare inoltre anche una linea per pendolari, in quanto moltissimi abitanti dei paesi limitrofi la utilizzavano per recarsi al proprio lavoro nel centro città. Purtroppo, però, già all’inizio del secolo scorso, con l’aumentare dei carichi, ci si accorse che era insufficiente per il traffico diretto nell’entroterra (ciò era anche dovuto al fatto che era stata costruita a binario unico); dopo la costruzione della Transalpina (ferrovia che collegava Trieste con Gorizia, Jesenice e Vienna), e dopo i fatti della seconda guerra mondiale, e il successivo “isolamento” della città stessa, essa perse progressivamente d’interesse sia da parte italiana che da parte slovena, fino a rientrare nella lista dei “rami secchi” da tagliare. Fu così che, a partire dal 1959 la linea Vecchio casello ferroviariofu soppressa e smantellata nel 1966.
Malauguratamente, dopo tale data, nessuno si fece più carico di mantenere pulito da arbusti ed erbacce ciò che restava del percorso, fino a quando, grazie ad un opera di salvaguardia e ripristino, si decise di adibirla a pista ciclabile; per ora è pronto tutto il tratto che va dalla località Altura a Draga S. Elia, e prosegue fino a Cosina-Erpelle nella parte slovena; il progetto è di arrivare a recuperare anche il tratto cittadino sino a San Giacomo e di arrivare alla vecchia stazione di Campo Marzio, ma probabilmente ci vorrà ancora qualche anno.

Ma dopo questa divagazione, torniamo a noi!
Il percorso, attraversata questa prima galleria, arriva all’abitato di San Giuseppe, dove oltrepassa la strada comunale; dopo un paio d’altre intersezioni, si inoltra nel bosco, dove dopo Vecchia stazione di Sant'Antonio - Moccòun centinaio di metri, ci si trova dinanzi alla vecchia stazione di Sant’Antonio – Moccò: la costruzione è imponente e tuttora abitata; da essa, di può scorgere un bellissimo panorama sulla parte industriale di Trieste e, a sinistra, è possibile spingere lo sguardo sino alla fine della Val Rosandra, che ci appare da qui molto allungata. 
Lasciata la stazione (dove è notevole lo slargo per i vecchi binari del treno, che qui erano ben 3), e attraversata una nuova volta la strada (dove si può notare un bellissimo ex-casello ora completamente ristrutturato), la strada inizia a salire (nulla di faticoso!), Panorama verso Val Rosandrae la vegetazione va via via diminuendo, fino quasi a estinguersi: stiamo camminando sulla parte sinistra della vallata, che ci appare maestosa sotto di noi, quasi abbarbicati sul costone…
In questo tratto, la ferrovia doveva proprio apparire come una linea di montagna, con niente da invidiare alle più famose Ora – Predazzo e Chiusa – Ortisei….Il panorama offerto è decisamente splendido, proprio perché diverso da quello alpino cui siamo magari più abituati, e ci sembra strano credere quasi d’essere sui monti, vedendo il mare proprio poco distante da noi…Un connubio veramente insolito, ma che da questa inusualità trae la sua forza per stupirci e affascinarci.

Lasciato alle spalle il tratto semi-alpino, il tracciato oltrepassa di nuovo la strada (scendendo si può arrivare a Bottazzo, un borgo di poche case, con un’osteria molto frequentata in passato ed Panorama verso la Sloveniaora chiusa); da qui, ha termine la Val Rosandra e non abbiamo più la scarpata appena sotto di noi; il passeggiare assume la più consona visione collinare di alberi, prati e fiori, con tetti di case che fanno capolino dalla parte opposta a dove ci troviamo….
Vediamo un cartello che ci avvisa che stiamo per oltrepassare il confine, prima a 70, poi a 10 e poi ad un metro soltanto….Crediamo d’aver sconfinato in Slovenia orma, ma ci dobbiamo ricredere: infatti rientriamo in Italia non appena scorgiamo le prime case dell’abitato di Draga Sant’Elia, l’ultimo in territorio italiano: si interseca quindi una piccola stradina e si può a ragione decidere di allontanarsi un attimo dalla vecchia via ferroviaria per fare una piccola visita alla “Locanda Mario”, che è proprio sulla piazza Vecchia galleria ferroviariaprincipale del piccolo paesino.
E’ un rinomato ristorante, che propone specialità del luogo e non, come rane e lumache, senza dimenticare i “medaglioni di cervo al rosmarino” o il “capriolo con la polenta”, oppure il “risotto con in bruscandoli” o con i funghi. Tra i dolci, vanno menzionate le famose “carsoline”e gli strudel di mele e di ricotta. Ma se non volete mangiare perché vi siete portati il pranzo al sacco, niente paura: potrete almeno sorseggiare uno “spritz”, l’aperitivo locale!

Ritornando alla nostra passeggiata, pare di lasciare il borgo per addentrarsi senza fine nel bosco: in realtà ci si accorge ben presto che il tracciato compie un’ampia curva a destra (proprio ad U) fino ad arrivare alla ormai dimessa ed abbandonata vecchiastazione di Draga Sant’Elia, che sorge proprio di fronte all’abitato, ma sul lato opposto della vallata.
Anche qui pare evidente l’allargarsi della mulattiera, in ragione dell’aumentare degli ormai per sempre scomparsi binari di Vecchia stazione di Draga Sant'Eliascambio…Piange però il cuore a vedere come questa bellissima “casetta” di stampo decisamente austriaco sia lasciata al degrado, senza più manutenzione alcuna: è ancora possibile vedere vetusti cartelli, ormai però talmente arrugginiti da non poter discernere le scritte…
Sarebbe auspicabile che qualcuno si adoperasse affinchè queste costruzioni, che possono invero anche essere considerate monumenti d’architettura ferroviaria di un’epoca che non c’è più, siano ricomprese in un piano di salvaguardia approvato dagli stessi che hanno dato il via a questo giusto progetto naturalistico di conversione dei vecchi sedimenti in pista ciclabile.

Ad un centinaio circa di metri dalla stazione abbandonata, c’è il confine di stato che porta in Slovenia, e a Cosina – Erpelle, stazione terminale di questa linea della Val Rosandra…Sono ancora 12 km di strada, ormai completamente ripristinata, ma di cui ci occuperemo la prossima volta…Ora non resta che tornare indietro verso Trieste, ammirando ancora una volta questi paesaggi così diversi dai nostri alpini, ma di certo così estremamente affascinanti.

 

Links utili

http://www.ilmondodeitreni.it/triesteerpelle.htm dati tecnici e storici sul vecchio tracciato ferroviario

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